domingo, 29 de junio de 2014

LETTERA A LOLA







E con Lola sono arrivate infinite lettere e allora, entusiasta di questa possibilità ...rispondo io




E si…ero in giungla quando Elio mi contattò per skype

 La sirena a Milano...ma allora...


 proprio come nei films…una giornata piovosa in un albergo in mezzo a un delta in Guatemala. Rio dulce. A disputarmi il computer del albergo (unico modo per arrivare a internet ) con un ospite fisso che giocava alle carte al solitario…sempre
Cosa faccevo in giungla? Ricerca su antichi modi di guarigione, nel rapporto tra ARTE e SALUTE
 Zingara ormai, apprendista maga,  e in pieno viaggio alla scoperta di antichi modi di guarigione …in quel momento attirata dalla cultura “garifuna” di Livingston….. seguendo la “via dei canti” e delle danze….” li dove mi portano i miei piedi, nel mio Walk about….come spiega Chatwin…che è quel bisogno irrefrenabile di iniziare a camminare …
((c'è un blog in spagnolo a modo di diario del mio viaggio
 http://pat-alabartola.blogspot.it/2013/02/blog-post_2.html    ))

Nel mio nomadismo, già prima di lasciare Europa , LOLA fu -  ed è - uno spazio di ritorno.          E fare Lola (e altri spettacoli) mi permetteva di lavorare x 6 mesi e gli altri 6 mesi fare dei  viaggi di ricerca. Ma poi ebbi bisogno di piu tempo …per uscire fuori dal tempo e indagare nel piu sottile, e cosi lasciai sicurezze, organizzazioni ed elettronica e parti verso la giungla.
 E oggi felicissima di essere qui a ri-incontrarmi con Cristina “a casa”
Fa parte della mia vita e famiglia, come tornare a San Juan, Argentina, a salutare fratelli e nipotini . E cosi è anche la famiglia del Elfo. Abbracci e tanto arte. Cosi felice che mi hanno portato fin qui.
Alla nuova casa
Ringraziante assaie ad Elio,nel suo coccolarci e proteggerci, e anche a tutti quelli che non si vedono, ma permettono questo sogno diventare realtà (negli uffici, tecnici, maschere, ecc)….a Cristina, che nella sua fragilità e i suoi occhi persi di Adalgisa, mi viene una tenerezza che mi sciolgo, che io ho i suoi occhietti dolci in primo piano…..ma non posso uscire da copione, allora me la tengo (la tenerezza) e faccio tesoro per la mia vita,  e in scena la mescolo con la determinazione che possiede il mio personaggio, custode, colonna, necessaria per portare avanti questa memoria
E Lola fa anche parte della mia vita , nella libertà di seguire l’istinti, di essere in comunione con la nostra natura, selvaggia e vitale
La libertà di amare e di essere amato.
La forza e il diritto  di essere chi siamo, al di là delle  abitudini, norme vigenti e stabilite secondo epoca e luogo.
Tante volte siamo repressi da grandi istituzioni ,sia per colpo di stato, ma anche  per mode, modelli o abitudini; oppure per individui, sia per violenze evidenti, ma anche per violenza domestica , di annientamento in sordina, data dalla svalutazione o condizionamenti. Tipo: -non penserai mica fare un disegno tu che sei incapace…Non ti metterai quel vestito…non ti vergogni di ballare cosi e cosá???
 Per non parlare del “annientamento autoimposto” che per essere accettati , tante volte sacrifichiamo parte di noi …quella parte che avvolte viene chiamata follia.
Non è semplice essere “diverso”. Quando sei “disubbidiente” alle regole della cosidetta buona condotta e formalismi (che servono per tenerci buoni e controllabili)… gli altri si sentono scomodi, attaccati in qualche modo.  Perché fai da specchio. E tante volte aggrediscono, per “difendersi” . Comunque tutti siamo “diversi” , nella nostra essenzialità, unici e irrepetibili, ma uguali. Essere umani, con istinti e ragionamento. Ma ci insegnano a mentire, a nascondere i sentimenti, gli impulsi….e cosi ci perdiamo di vista. E diventiamo tutti in un format uguale, ma non originario.
Ed è questa libertà di essere chi sei, in relazione col tuo essere spirituale e selvaggio, istintivo e pieno di risorse, ciò che risveglio nella gente, in giro per il mondo, ricordando di tenere fresca la  ingenuità, la fantasia e la “poetica” nella vita.
Saltimbanqui, jolly….giullare , arlechina,  farfalla , clown, sirena…vado per le strade,  ospedali, ecc, raccontando storie, cantando e ballando, ricordando le passioni e il piacere di abitare il proprio corpo, tempio dell’anima….
La connessione col nostro essere artisti (diritto di tutti e non solo privilegio di alcuni)
Artisti come quando eravamo bambini, che correvamo, saltavamo, disegnavamo o cantavamo….ci esprimevamo creativamente in libertà….pur senza essere “professionisti diplomati” : PROFESAVAMO il piacere vitale di cantare o disegnare o esprimersi in libertà….perchè si. Di giocare e ri inventarci in tutte le nostre possibilità.  Quello spazio tempo “non utilitario ne produttivo” ma cosi importante per riequilibrare….
La poetica è lo stato d’integritá del nostro corpo, senza arbitrarie divisioni….la metáfora è il linguagio del nostro corpo…cosi possiamo autoguarirci. Nel ascolto e accettazione: mi viene un sintoma, esempio il torcicollo….che movimenti non riesco a fare? Guardare in dietro…cos’è che non volgio vedere? Oppure ho male al ginocchio…..a cosa serve il ginocchio….ad inginocchiarsi davanti a….e allora vedo….qual è la mia realzione con il potere? A chi do… o non do….potere? ecc.
E cosi, lasciando lo spazio alla sapienza di corpo e voce e metafora, possiamo  auto- equilibrarci e mantenerci in benessere e salute.
E cosi, come parte della ricerca fra ARTE E SALUTE, questo è quello che insegno, di qua e di la delle frontiere, e anche quel che io faccio per le strade…risvegliare sorrisi ….risvegliare la  fantasia, un altro punto di vista,  spostando lo sguardo dal’abitudine, dagli obblighi, urgenze  o imposizioni… ricordare la leggerezza e , che con quasi nulla, possiamo creare universi infiniti.
E io lo chiamo la mia “misione cosmica”, e mi arrivano commenti come questi:
-       ma tu sei un angelo? /Porti il sorriso…/pura poesia…/grazie per la tua bellezza,
anche commenti come  - “questo è prodotto della crisi”
Con le mie tante parrucche e tanti vestiti ….dove mi porta il vento,
Vento ed evento….qui al’Elfo di notte questo mese di giugno, dove faccio anche i miei 53 anni, e per strada di giorno coi miei travestimenti, anche dopo spettacolo, trasformista, come Marvis
Oppure facendo incontri di Liberazione della voce e improvvisazione vocale, parte di PROGETTO SIRENE, che mi valse la nominazione del governo di Argentina di “Ambasciatrice Culturale per il mondo”.
Ricordando di riconnettere con le possibilità della propria voce, la potenza del suono, come riequilibrio energetico e ri appropiazione de la propria vita.
Nella guarigione e nel potere della comunicazione.
La voce come canale di connessione col tutto, per il piacere e la pace nel mondo.
Un commento di persona che ha fatto gli incontri di Liberazione della voce e improvvisazione vocale: Cara Pat. Sei arrivata quanto tutto il mio essere chiedeva urlando di liberare la voce, e cosi abbiamo fatto. Un processo forte e bellissimo di liberazione che ha mosso TUTTO!!! Da riconoscere la mia propria voce fino a sentire gli sblocchi nelle orecchie, che mi permettono l’ascolto attento tanto della musica come degli essere intorno a me. WAWWW quanto ho imparato!!! Col mio compagno…..connettere dalla vibrazione dei nostri suoni e raggiungere un piacere infinito senza neanche toccarci!!! Meraviglioso e rivelatore!!! Uno spazio dove incontrarci, volare e aterrare rinnovati
E cosi vado per il mondo imparando ed insegnando….e succede per esempio che sono andata in Guatemala e ho trovato donne sottomese e piene di malattie, che chinano il capo e tacciono quando vorrebbero parlare e invece “implodono” e si ammalano. E cosi anche in diversi quartieri del mondo.
In Colombia , paese con altissimo grado di violenza, a Medellin  ho partecipato in un programma per ricuperare i giovani attraverso l’arte... e funzionava a la grande. Attraverso le foto, la musica, il ballo. Se hai un istrumento musicale in mano, non hai una pistola. (e davvero funziona). L’arte è il modo di riconnetterci col nostro essere integrale.
E di tutto questo, intanto, faccio documentazione che potete incontrare adesso in spagnolo….ma arriveranno in italiano
Voz-de-sirena.blogspot.com  
(EL CULEBRON SIRENOSO) (fotoromanzo sulle vicende di una sirena che canta e informazione varia sul potere del suono)
Pat-alabartola.blogspot.com (diario di bordo del viaggio---- iniziato al lasciare Europa e partire per il viaggio sabàtico di …apprendista maga) con tante foto…
Passo informazione di altri modi di vivere, come il popolo scipivo che non possiedono nulla, io avevo piu cose nel mio zaino che loro in tutto il vilaggio…e viscisitudini personali tipo tutte le case e i posti, incontri coi sciamani, ecc
In you tube c’è, a capitoli, RESONANCIAS – un metodo di ri-equilibrio energetico (la salute è nelle nostre mani) – Per chè e come la libertà di espressione è base di benessere
E documento e documento…
non è semplice stare dei due lati della camera, cioè facendo il corso o l’intervista o ballando  e documentando….Ma anche documentando il mondo. E quando ho tentato di non fare piu foto e ho venduto la camera…..colpo di scena!! : mi è arrivata una camera come premio per delle foto che avevo inviato a un concorso al Giornale Nacion de Costa Rica…
allora, benvenuta…ho fatto le foto della sirena, che poi è nato il fotoromanzo, e poi l’ho venduta per potere andare in Peru
In questo modo, senza divisioni ….faccio questo “lavoro di strada” gratuito, Proggetto Sirene in ospedali, gruppi especifici e aperti, intanto lavoro come attrice per pagare il mio altro lavoro di ricercatrice, guaritrice, documentarista…
E mi dicono…-“tu sei sempre in vacanze”
Potete anche seguirmi ormai per face book  come Patricia Savastano
Mi si vede tutta allegra, ma non che io non abbia  i miei momenti di tristezza, sconcerto, ansia, miscredenza….La libertà totale è ben impegnativa e faticosa!!
Continuamente faccio delle scelte. Ed è un allenamento a ristare sveglia e presente, qui e ora., aperta all’imprevisto, che a dir di Chopra….”la saggezza dell’incertezza”, consegnarsi al tutto.
E ricordare che  l’oggi, è parte di un tutto, e le emozioni, girano….e credo ,comunque, nella perfezione del universo, nella “Big picture” che pure a momenti , nella nostra umanità non riusciamo a vedere il tutto, ma vediamo solo un piccolo frammento.
Ma non è semplicissimo consegnarsi al “tutto” senza tenere controllo e redini . Tante volte entro in ansia, chi sa domani…. O tristezze , come adesso che finisce questo ciclo, che continua il mio “apostolato” girovagante, tristezza di andarmene via , e lasciare gli amici, quelli vecchie quelli nuovi…. ma mi consegno… e canto e ballo e l’emozione circola e si trasforma …E diventa gioia ….gioia di vivere
Il gioco è uno strumento sacro…e non bisogna avere nessun certificato per farlo
Che non vuol dire non prendere responsabilità….è come un apostolato, non ho famiglia, ne casa ne residenza ….ma….seguendo il flusso posso arrivare li dove c’e`bisogno, senza contrati
Ieri ad esempio, sono stata in Centrale a far ridere i bambini e adulti  siriani rifugiati da guerra
E la umanità è la mia famiglia….con chi tengo piu rapporto e con chi meno… ma è una fratellanza di tanti
In questa lettera parlo di me , di me…ma d’altronde è cosi, ognuno parla delle sue emozioni
e cosi, voglio di nuovo ringraziare tutti. Cri, Elio, tutti gli elfo, Carlo Sala
Marco Baliani, che ammiro per la sua lucidità, di vedere piu del visibile immediato, di cogliere il meglio di ognuno, e il cuore dei testi o soggetto….e farlo splendere.
 Lui mi ha portato per prima volta in Italia,e ha segnato i miei passaggi di vita: lui diceva che io sono trasformista, (cosa che oggi faccio a pieno) .
Con Marco ho lavorato in tanti spettacoli, e in ogni personaggio mi ha fatto scoprire parti di me  . Facendo il cane bassotto del Sg Bonaventura ho scoperto le varianti infinite del ululato, col colibri in Memorie del Fuoco iniziai il percorso del “essere messaggero del divino”, in Peer Gynt fui Solveig e afferrai la mia dolcezza, (solo per dire alcuni spettacoli) e in quella che chiamiamo “Capo” di Lola imparai a stare ferma,(niente facile per me, immaginate:da piccola mi chiamavano spaghetto elettrico) e coincise con i miei studi di cranio sacrale e le maree del corpo
A partire della immobilità , entrare nel sottile….grande scalino nel mio essere “sciamana” e per entrare ad altre dimensioni
Un salto di qualita´
Ho fatto anche infiniti altri personaggi ed esperienze, nel mio essere “commediante”
La Barragana fu uno spettacolo di vanguardia che portai per festivals internazionali per anni e anni… prima di arrivare in Italia, ed era un orologgio di precissione, e davvero comunque ogni replica era diversa, come dite di Lola
Amo ripetere gli spettacoli, ripercorrere gli stessi testi ed andare sempre piu nel profondo, scoprendo ancora e ancora, nel testo, nel personaggio, nella relazione con Cri – Adalgisa
E questo è stato un grande insegnamento….. non correre dietro il nuovo …sempre. Anche nei canti, come sirena, poter indagare senza stancarsi nella infinita profondità di una piccola cosa, come una “o”, per esempio. Addentrarsi nel sottile per percepire universi sensibili, che è una delle basi del tantra…..affinare e allargare la percezione. Ed è impressionante…..c’è sempre qualcosa ancora da scoprire!!! E li si tocca la magia.
E vedremmo Lola se ha ancora qualche nuovo appuntamento, sará come gli amanti viandanti, che non sanno se s’incontrano ne quando, ma lo desiderano
Comunque e per finire,
Los ELFOS sostengono questo bellissssimo castello di tanti piani che può ospitare diversi spettacoli e dá opportunità di vedere teatro ,
Marco, al di là di essere regista e grande attore, ha creato  in Africa una casa che tira fuori attraverso l’arte i bambini della strada
Io porto sorrisi per il mondo....e non solo, avvolte sono come un calabrone inaspettato....
Se volete sapere di me , dei miei blogs in italiano dove informo di auto guarigione o di cio che scopro nel mondo o delle mie vicende personali, avvolte piu piccanti, avvolte piu da ridere o piangere….potete scrivermi e vi informerò i siti
Se vi interessa venire con me, in modo virtuale, cioè appoggiandomi con dei soldi, che ci vogliono per spostarmi da quá alá e perfezionarmi in quello che poi insegno tante volte in modo gratuito a chi ne ha bisogno…
Se vi interessa venire con me in modo fisico:
.- a documentare in video o foto queste esperienze incredibili e cio che sucede alla gente con Proggetto Sirene o Experiment-arte
- a far la sirena o il sireno  nei gruppi di canto in viaggio
- a fare un viaggio insieme pur senza cantare ne documentare
benvenutissimi all’aventura

e se invece volete sostenere la mia azione coi soldi, benvenutissimi, che tutti i viaggi costano e si pagano in contanti
BANCA ETICA
SAVASTANO MARIA PATRICIA
IT 59J 03599 01899 050 1885 18319

qui un po d'immagini fatte a Milano come sirena, in quel bell palazz del Elfo.....Elfa al Elfo









GRAZIE ad ogni amico Angellotto che mi ha fatto delle foto
  (Len, Barbara e Michele)


(archivio di Lettere e commenti a LOLA CHE DILATTI LA CAMICIA)

questo è il sito del elfo
ESTE ES EL SITO DEL ELFO donde està info de LOLA
http://www.elfo.org/stagioni/20132014/lolachedilatilacamicia.html

e questa la lettera di ELIO, commovente, e proprio vera
grazieeeee

Y ESTA LA CARTA DE ELIO; DIRECTOR DEL TEATRO....conmovente y verdadera
graciassss

http://www.elfo.org/materiali/notediregia/20132014/lolachedilatilacamicia/letteraelio2014.pdf



Cari spettatori, 
continuiamo a ricevere lettere magnifiche da voi spettatori su Lola che dilati la 
camicia e volevo ringraziarvi a nome di Marco Baliani, di Cristina Crippa e Patricia 
Savastano, di Carlo Sala, ma anche di tutto l'Elfo. 

È stata una prima settimana davvero molto bella. Ho assistito a molte prove e 
repliche, eppure ogni volta con Lola provo sentimenti molto forti, che concorrono ad 
imprimermelo sempre più nella memoria. Quello che Marco Baliani ha costruito è uno 
spettacolo così misurato nella composizione, così essenziale e leggero, che non ci si 
aspetterebbe di reagire in maniera tanto emotiva. Eppure ogni sera, a fine spettacolo, 
si raduna una piccola folla nei camerini per scambiarsi la stessa incredula sensazione 
di aver visto qualcosa che ha la forza della vita, quella forza che ti si coagula, dentro, 
in un sentimento che unisce dolore e pienezza. 

Lola divenne un piccolo grande mito del teatro dell’Elfo fin da subito. E quando 
cessava un ciclo di repliche iniziava il ciclo della memoria. Le persone che lo avevano 
visto che lo ricordavano con forza inesausta, che avevano una gran voglia di 
raccontare ad altri quel che era Lola. Ma Lola non si può raccontare, nessun racconto 
rende giustizia a Lola per quel che è davvero. 
E viene voglia di riprenderlo, di farlo vedere a nuovi spettatori, di farlo rinascere, 
almeno per un po'. 

Così, dal marzo 2010, entrando nel nuovo Elfo Puccini, ha cominciato a divenire 
sempre più forte il desiderio di portarlo, per un’ultima volta, nella nuova sede. Ma 
c'era un inconveniente: senza la sua compagna di sempre, Patricia Savastano, 
Cristina Crippa non voleva assolutamente riprendere Lola, non c'era verso. Ma 
Patricia aveva cambiato vita radicalmente, trasferendosi in una tenda in Patagonia o 
in una capanna in Amazzonia, sul grande fiume. "Torna per fare un'ultima volta 
Lola" le chiedo trovandola una sera online su Skype. Fa solo una breve pausa e poi 
mi dice: "Perchè no?". Ci abbiamo messo quasi due anni da quella telefonata, ma ce 
l'abbiamo fatta. 
A fine maggio è arrivata Patricia, poi anche Marco Baliani e Carlo Sala. E' stata una 
sensazione davvero unica, che non dimenticherò mai quell'ora e un quarto in cui Lola 
rinasceva davanti ai nostri occhi. Lola aveva giocato tutte le carte della sua magia 
colpendo per primi i suoi stessi autori. 

Ci sono ancora poche repliche, da qui a sabato 21 giugno, e poi Lola tornerà ad essere 
un piccolo grande mito del teatro. E ora, poiché il più grande desiderio di un artista è 
che la sua gioia sia condivisa, vi invito a fare di tutto per vedere Lola - o rivedere, se 
lo avete già visto qualche anno fa, sarete sorpresi. Sapere di avere ancora qualche 
preziosa replica mi impone di fare di tutto perché nessuno di voi perda questa unica, 
importante occasione. Tra poco non sarà più possibile rivedere Lola, probabilmente 
mai più. Ma ci sono ancora poche repliche. Non aspettate, fatevi questo bellissimo 
regalo. 

E grazie ancora per il sostegno che date al nostro teatro e per quel che ci scrivete ogni 
giorno. 


Elio De Capitani 

Bene ha fatto il Teatro dell’Elfo a riproporre questa pièce che dal 1996 a oggi, grazie anche alla costanza delle interpreti e in particolare di Cristina Crippa, ha mantenuto intatta la sua provocatoria tenerezza e il suo pudico sentimento – Maria Grazia Gregori
È raro che uno spettacolo conservi nel corso degli anni intatta la sua provocatoria tenerezza, il suo pudico sentimento, il suo messaggio (parola ormai quasi priva di senso, ma non in questo caso) spiazzante e inquietante allo stesso tempo. Lola che dilati la camicia che è in scena, a intervalli più o meno lunghi, dal 1996 fa piazza pulita di queste false certezze, delle nostre facili ovvietà, la forza della sua denuncia colma di pietà e di orrore, la rabbia che ci prende alla fine credo siano identiche oggi come allora. Hanno fatto bene Teatridithalia a riproporcelo nella sua integrità, a crederci ancora. Gli danno ragione anche gli spettatori che affollano la Sala Fassbinder con grande tensione (mi dicono che è così tutte le sere) coronata alla fine da un applauso liberatorio per uno spettacolo vissuto con una partecipazione totale.
Capisco quando mi si dice che non può essere fatto che con le attrici che l’hanno portato in scena la prima volta, che sono cambiate e “cresciute” insieme a lui pur avendo fatto altre e talvolta importanti esperienze interpretative. Bisogna crederci, certo, e Cristina Crippa e Patricia Savastano ci hanno creduto: anzi l’hanno “scelto”.
Lo spettacolo nasce da una scoperta che rivela la violenza, l’orrore subito da una donna  giovane e bella, Adalgisa Conti, entrata nel manicomio di Arezzo a soli 26 anni nel 1913 e lì rimasta degradandosi a poco a poco fra gesti estremi come truccarsi con le feci o con il mestruo per ribellione e disperazione contro l’orrenda macchina che la stava stritolando fra prevaricazioni  ed elettroshock, e conoscendo ormai novantenne, alla fine della sua vita, dopo la rivoluzione di Franco Basaglia,  la pulizia e la relativa serenità di un “manicomio liberato”.
L’artefice della scoperta è stato Luciano Della Mea, fratello di Ivan, in quegli anni Settanta ricercatore per il CNR che, studiando le cartelle cliniche nel manicomio d’Arezzo, si trova di fronte il faldone di Adalgisa Conti con delle lettere da lei scritte ai familiari, al marito, al medico che l’ha in cura, per lei simbolo dell’autorità maschile, al quale indirizza, sperando di essere compresa e aiutata, una folgorante autobiografia “gentilissimo signor dottore questa è la mia vita”. Partendo da questo scoperta, Luciano Della Mea cura per i tipi di Mazzotta  nel 1978 “Manicomio 1914” poi ristampato nel 2000 da Jaca Book  con il titolo “Gentilissimo signor dottore, questa è la mia vita”, sottotitolo “Manicomio 1914”, con in appendice la drammaturgia tratta dal libro da Marco Baliani che ne ha curato anche la regia, Cristina Crippa e Alessandra Ghiglione e alcune foto dello spettacolo.
Il testo ci restituisce l’infanzia, l’adolescenza non facile, le precoci pulsioni erotiche, il matrimonio che si rivela deludente sia sul piano sentimentale che sessuale, il desiderio di trasgressione e il conseguente bisogno di autopunirsi: una donna non in linea con il proprio tempo che sa scrivere, considerata non rieducabile, ribelle, fastidiosa, strana, di cui liberarsi a ogni costo come faranno il marito e la sua famiglia. E lì dentro altre umiliazioni, le docce gelate, la medicina che instupidisce, gli elettroshock, le feci e il mestruo  usati come trucco come gesto estremo di ribellione. Una donna annullata, una donna spezzata. In una semplicissima scena lignea di Carlo Sala, con scalini da scendere per precipitare dentro i gironi infernali di quella non vita Cristina Crippa ePatricia Savastano vivono momento dopo momento le stazioni di una passione laica fra romanze e canzoni d’epoca come se fossero un unico personaggio diviso in due: uno che vive visceralmente, disperatamente la propria tragica storia (Cristina Crippa che con lacerante immedesimazione è Adalgisa), l’altro che guarda quasi da fuori, sottolineando con gesti e parole il tormento della vittima (una sensitiva Patrica Savastano). Fra le due interpreti si intesse una fitta tela di piccoli gesti che hanno a che fare con il quotidiano ed è qui che si è puntata l’attenzione della regia sensibile di Marco Baliani anche se credo che, dopo tanto tempo, ogni gesto, ogni azione, ogni sguardo delle due attrici, faccia parte di una storia quasi privata, legata alla loro vita.



Il giorno 15/giu/2014, alle ore 17:35, Carmen Covito ha scritto:

Non avevo mai visto Lola, e dovrei dire "per fortuna", perché vederla oggi è stato come entrare in uno spazio a più dimensioni, vertiginoso: sei dentro la freschezza di uno spettacolo che sembra generarsi di minuto in minuto davanti a te, e insieme avverti lo spessore che ha accumulato in tutta la sua storia, la sapienza della regia, la perfezione dell'intesa tra le due donne in scena. Le due donne, non solo le due attrici: sicuramente questo gioco medianico di evocazione/immedesimazione/straniamento che ci fa entrare con delicatezza nel complesso rapporto tra Cristina/Adalgisa e Patricia/infermiera, dove la guardiana è spesso succuba, complice del sistema ma anche della sua vittima, è un prodigio di equilibrio che con altre due interpreti non potrebbe esistere.
E ci sarebbe molto da dire su quell'altro prodigio per cui, mentre il testo fa rivivere la figura e la vicenda di una  singola donna, Adalgisa Conti, rinchiusa in manicomio per la colpa di avere desideri in un tempo che non ne consentiva, a me che dopo l'uragano di applausi esco commossa (e niente affatto riconciliata con la realtà), vengono in mente le ragazze violentate e impiccate dell'India, le liceali rapite da Boko Haram e tutte le altre donne ancora adesso vittime della stessa ferocia. Voglio dire soltanto una cosa, su un piccolo particolare che mi ha colpita enormemente: c'è un momento, all'inizio, quando Adalgisa viene spogliata delle sue vesti di signora primo Novecento per essere insaccata nel camicione informe dell'istituzione manicomiale, c'è un momento di nudità, tenera, casta, spietata perché è la nudità che depersonalizza e annulla, il marchio con cui si entra nel campo di concentramento, e Adalgisa lo sa, lo sente, e si difende come può, debolmente. Con i gesti precisi della donna inerme e consapevole di esserlo. Grande Cristina Crippa, grandissima.
Carmen Covito

Da: Elio De Capitani 
Oggetto: La mia mail per Lola: se ti piace pubblicala (baci, Carmen)
Data: 15 giugno 2014 22:36:39 CEST
A: Carmen Covito 


Cara Carmen,

grazie, a nome di tutti noi, per quel che hai scritto. Grazie davvero.

E' successo pure a me,  quando sono uscito da Lola alla prima, di trovarmi improvvisamente a pensare a tutte le donne  che, magari in quell' esatto istante -  subivano violenze ...
Non ho pensato, a dire il vero, ma per un non breve istante mi sono sentito collegato a mille posti del mondo. Sperimentando interiormente la disperazione angosciosa della debolezza infinita, dell'essere in balia...

Ma mi è venuto in soccorso il pensiero più dolce, quel poco di catarsi che Lola, a mio avviso,  ci concede, generosamente: il pensiero di Adalgisa che è riuscita a far arrivare a noi le sue parole, è riuscita a tornare viva: la sua anima indossata dal corpo e dalla mente di Cristina, dalla sua voce, dai suoi gesti.
Ambiguità della catarsi, dell'esperienza teatrale vissuta come "qualcosa che ci capita personalmente" non come qualcosa "che è solo rappresentato". Di questa ambiguità ho un grande rispetto, è un' esperienza che, se vera e profonda, non ci conciglia con il mondo - lo dici perfettamente tu - non ci concilia, no,  neppure quando ci lascia qualcosa di dolce, piacevole e profondo, che pare conciliarci con noi stessi.   
Il teatro, quando accade davvero - e nella Lola il teatro accade eccome - ci lascia come l'Uomo in rivolta di Camus. 
«Ho cercato in particolare di rispettare le parole che scrivevo, giacché, per mezzo di esse, rispettavo coloro che le potevano leggere e che non volevo ingannare. (…) Dai miei primi articoli fino al mio ultimo libro io ho tanto, e forse troppo scritto, solo perché non posso fare a meno di partecipare alla vita di tutti i giorni e di schierarmi dalla parte di coloro chiunque essi siano, che vengono umiliati e offesi. (…) mi pare che non si possa sopportare quest’idea, e colui che non può sopportarla non può neppure addormentarsi in una torre. Non per virtù, ma per una sorte di intolleranza quasi organica, che si prova o non si prova. Da parte mia ne vedo molti che non la provano, ma non posso invidiare il loro sonno.»
Pubblicheremo di certo quel che hai scritto, Carmen, con grande gioia. Ora vado a leggere a Cris quello che hai scritto. Si emozionerà un po', si commuoverà un po', sarà triste un po' ma sarà anche molto felice. Fare teatro è abituarsi a essere ossimori viventi.



Cari spettatori, 
continuiamo a ricevere lettere magnifiche da voi spettatori su Lola che dilati la 
camicia e volevo ringraziarvi a nome di Marco Baliani, di Cristina Crippa e Patricia 
Savastano, di Carlo Sala, ma anche di tutto l'Elfo. 

È stata una prima settimana davvero molto bella. Ho assistito a molte prove e 
repliche, eppure ogni volta con Lola provo sentimenti molto forti, che concorrono ad 
imprimermelo sempre più nella memoria. Quello che Marco Baliani ha costruito è uno 
spettacolo così misurato nella composizione, così essenziale e leggero, che non ci si 
aspetterebbe di reagire in maniera tanto emotiva. Eppure ogni sera, a fine spettacolo, 
si raduna una piccola folla nei camerini per scambiarsi la stessa incredula sensazione 
di aver visto qualcosa che ha la forza della vita, quella forza che ti si coagula, dentro, 
in un sentimento che unisce dolore e pienezza. 

Lola divenne un piccolo grande mito del teatro dell’Elfo fin da subito. E quando 
cessava un ciclo di repliche iniziava il ciclo della memoria. Le persone che lo avevano 
visto che lo ricordavano con forza inesausta, che avevano una gran voglia di 
raccontare ad altri quel che era Lola. Ma Lola non si può raccontare, nessun racconto 
rende giustizia a Lola per quel che è davvero. 
E viene voglia di riprenderlo, di farlo vedere a nuovi spettatori, di farlo rinascere, 
almeno per un po'. 

Così, dal marzo 2010, entrando nel nuovo Elfo Puccini, ha cominciato a divenire 
sempre più forte il desiderio di portarlo, per un’ultima volta, nella nuova sede. Ma 
c'era un inconveniente: senza la sua compagna di sempre, Patricia Savastano, 
Cristina Crippa non voleva assolutamente riprendere Lola, non c'era verso. Ma 
Patricia aveva cambiato vita radicalmente, trasferendosi in una tenda in Patagonia o 
in una capanna in Amazzonia, sul grande fiume. "Torna per fare un'ultima volta 
Lola" le chiedo trovandola una sera online su Skype. Fa solo una breve pausa e poi 
mi dice: "Perchè no?". Ci abbiamo messo quasi due anni da quella telefonata, ma ce 
l'abbiamo fatta. 
A fine maggio è arrivata Patricia, poi anche Marco Baliani e Carlo Sala. E' stata una 
sensazione davvero unica, che non dimenticherò mai quell'ora e un quarto in cui Lola 
rinasceva davanti ai nostri occhi. Lola aveva giocato tutte le carte della sua magia 
colpendo per primi i suoi stessi autori. 

Ci sono ancora poche repliche, da qui a sabato 21 giugno, e poi Lola tornerà ad essere 
un piccolo grande mito del teatro. E ora, poiché il più grande desiderio di un artista è 
che la sua gioia sia condivisa, vi invito a fare di tutto per vedere Lola - o rivedere, se 
lo avete già visto qualche anno fa, sarete sorpresi. Sapere di avere ancora qualche 
preziosa replica mi impone di fare di tutto perché nessuno di voi perda questa unica, 
importante occasione. Tra poco non sarà più possibile rivedere Lola, probabilmente 
mai più. Ma ci sono ancora poche repliche. Non aspettate, fatevi questo bellissimo 
regalo. 

E grazie ancora per il sostegno che date al nostro teatro e per quel che ci scrivete ogni 
giorno. 

Elio De Capitani



Rispondo alla splendida lettera di Elio De Capitani , ricevuta stamane e a cui
ha tenuto seguito la mia decisione di venire a teatro stasera. Alla fine dello spettacolo ho ringraziato personalmente De Capitani , seduto in terza fila e gli ho promesso che , arrivata a casa , avrei risposto alla sua lettera. Sono uscita commossa per la bravura mostruosa di Cristna Crippa e per la straordinaria regia . Mi sono anche rimproverata di non averlo visto prima , questo spettacolo e neppure di saperne il contenuto ( nonostante conoscessi Alessandra Ghiglione ) , ma la vita ci porta spesso lontano da piste che ci possono dare emozioni vere , conoscenza di realtá indicibili nell' ambito del nostro percorso di vita . Mi é difficile dipanare la matassa delle emozioni , sensazioni e riflessioni , ma sono contenta che stasera hanno visto Lola dei miei giovani allievi di teatro, che hanno avuto modo di imparare come si puö fare teatro in un certo modo, se si vuole dare un certo messaggio non solo umano , ma anche sociale. 
Grazie all' Elfo che da anni si propone questo obiettivo.                                
 Mariella Parravicini ( una veterana della scuola e del teatro ) 

Milano, giugno 2014 

Caro Elio, cara Cristina, cara Patricia, caro Baliani, caro Carlo Sala, 

io lo spettacolo l'ho visto, con mia moglie, questo sabato, 
in prima fila, quasi dentro la scena, 
come mi capita spesso in quella sala fassbinder, 
(ci sono ancora pozze di miei lacrimoni per le due volte di "viva l'italia" 
e l'intimità che mi ha fatto sfiorare un drappo di Bruni in salomè ecc.), 
confermo che di regalo, di generoso regalo, si tratta 

potrei dire mille cose ma sarebbe forse uno sminuire una cosa che ha una propria e definita Forma,  
e come tale non commentabile 
ho 55 anni e non ho la fregola del "mi piace" o del commento ad ogni costo 
(commenta live l'episodio! e perchè mai? e a chi?) 
però so che quando si riceve un bel regalo 
bisogna dire grazie. 
Grande regalo davvero! 
A un certo punto Cristina, in pieno spettacolo, mi ha porto una pagina del diario perchè ammirassi la 
calligrafia (a me, proprio a me, per davvero, giurin giuretta) 
Ebbene vi assicuro che per lunghi minuti io non sapevo più dove mi trovassi, completamente preda 
della sospensione dell'incredulità (con buona pace del teatro epico, ma d'altronde la sala si chiama 
Fassbinder, mica Brecht) 

un'ultima cosa: si capisce benissimo perché  
Cristina non volesse farlo con nessun'altra persona, 
in una liturgia così dolente ed esposta, le mani 
cui ci si affida penso possano appartenere 
a una persona sola 

e poi questa signora Patricia 
è bravissima, 
la immagino anche in ruoli comici, 
così espressiva e parsimoniosa, 
e viene dall'altra parte del mondo. 
ditele di trattenersi, 
se lo fa un papa lo può fare anche lei 

bacioni e buone vacanze a tutti 
(cioè, buone prove) 

sono molto gasato perché i due abbonamenti coppia che la vostra programmazione mi ha costretto a 
sottoscrivere se non ho capito male sono il n. 1 e il n. 2 

questo per dire che ho capito il trucco e ormai non perdo più tempo a chiedermi se lo spettacolo più 
bello dell'elfo sia questo oppure quello,  
perchè lo spettacolo più bello è la STAGIONE 

ciao 
Carlo Chiarino 


Il Sole 24 Ore

6 giugno 2014

La sana follia di Adalgisa in «Lola che ti dilati la camicia» all' Elfo

di Francesca Motta

Sepolta viva alla disperata ricerca d'amore. Adalgisa Conti "la pazza improduttiva e strana, senza figli non si sa perché" trova ragione e voce nella lancinante pièce "Lola che dilati la camicia", spettacolo cult rimesso in scena dall''Elfo Puccini. Prosa autobiografica di deflagrante impatto emozionale tratta dall'epistolario e la cronistoria che Luciano Della Mea ha raccolto nel libro "Gentilissimo sig. Dottore. Questa è la mia vita".
Pagine che squadernano un dolore assoluto, drammaturgicamente rese in traumatica memoria che si trasforma in un sudario tatuato di parole dalla forza tellurica. Non è fantasia, non è finzione, è vita che " in verità a volte non è punto bella". Adalgisa salutò il mondo all'età di ventisei anni, il 17 novembre 1913, ricoverata per volontà del marito, fine pena mai, al Manicomio di Arezzo, per sindrome malinconica e delirio di persecuzione.
Eccola in scena, sperduta e delirante, corpo, voce, battito cardiaco di una superlativa Cristina Crippa, che ospita senza pudore e con straziante tenerezza, il lungo gemito e lo smarrimento di questa donnina che attraversa l'inferno manicomiale per ascendere al Golgota dell'alienazione mentale coatta. Il suo racconto affonda nella grana profonda della pelle, libra sul palcoscenico tappezzato di lenzuola lise dal tempo e dall'empietà, scava negli anfratti, nelle schegge di memoria, rimesta nel passato.
Povera anima confusa, ormai bistrattata, umiliata, inchiodata a un destino infame che cerca disperatamente una via d'uscita, attraverso quelle lettere, alla madre, al marito boia Probo, al dottore l'unico che può liberala. Poi dal 1914 in poi, silenzio. Adalgisa non scrive più, si arrende a chi la vuole matta a tutti i costi e passa al reparto agitate. Il segno registico di Baliani crea un'atmosfera empatica, subito siamo trascinati a forza in quel luogo obliato, instradati dal rito della tinozza, scena d'incomparabile impatto sacrale, che spalanca le porte alla tragedia di quell'anima scuoiata che fa scempio di sé, dei suoi furori e dei suoi sogni spezzati. A colmare quel bisogno di calore irrisolto, compagna di detenzione e nutrice, è l'infermiera incrollabile e chioccia della potente Patricia Savastano, testimone e compagna fedele per oltre sessantacinque anni della "pazza" Adalgisa. Impossibile dimenticare l'urlo senza voce di munchiana memoria della protagonista ormai novantenne, dichiarata demente e incurabile, giunta allo spasimo finale. Da non perdere.
"Lola che dilati la camicia" 
dall'autobiografia di Adalgisa Conti a cura di Luciano Della Mea.
Drammaturgia di Marco Baliani, Cristina Crippa e Alessandra Ghiglione. Regia di Marco Baliani. Scene e costumi Carlo Sala. Interpreti: Cristina Crippa e Patricia Savastano. Produzione Teatro dell'Elfo.
In scena fino al 21 giugno-Sala Fassbinder Elfo Puccini- Milano

Moglie di Dario, grande grecista, scomparso da poco, autore e traduttore - del nostro Sogno tra le altre cose - madre di Filippo Del Corno, compositore, ex presidente di Sentieri Selvaggi - Ensemble di Musica Contemporanea residente all'Elfo e ora nostro assessore alla Cultura nella giunta Pisapia - donna di grandissima sensibilità e cultura, Lia Del Corno ci scrive:

Inizierei dicendo che sono commossa al pari di voi tutti che per Lola avete lavorato e state lavorando. Uno spettacolo teatrale non si fa, si vive (e voi lo sapete meglio di me) ad ogni rappresentazione. Coloro che non capiscono che ogni volta lo spettacolo è diverso, non hanno avuto la fortuna di capire cosa sia il teatro. Si tratta di persone che,  a volte, addirittura dubitano della sanità di mente di chi cerca di spiegare che assistere a uno spettacolo teatrale è ben diverso che guardare un film. A teatro il titolo è sempre lo stesso, la compagnia pure, lo spazio amche, e la durata pure (e non c'è il direttore d'orchestra che scandisce il suo tempo). Personalmente, quando posso, rivedo uno spettacolo anche più volte e tutte le volte il voto finale che attribuisco è diverso. Lola è uno spettacolo perfetto, e come tale dovrebbe sempre prendere 10. Ma il feeling tra attori e pubblico, tra i passi di una camminata per traversare la scena, e quelli fatti la sera  precedente, il modo di girare la testa, il costume che casca in un determinato modo.....tutto cambia e tutto si ricrea. Ed è mostruoso distruggere quanto si è creato tanto magistralmente. Comprendo dunque il vostro dolore, quello di Marco, di Carlo  e di Patricia, ma anche quelllo dei tecnici e delle maschere. Lola non può morire, Lola non deve morire. Mi ha commosso, incantato, meravigliato, e per questa commozione, incanto e meraviglia vi sono molto grata. Lo sono a voi tutti dell'Elfo, ha chi ha scoperto gli scritti di Adalgisa,  e, ovviamente a Adalgisa Conti  stessa. Lei ha portato la croce e lei ha cantato: donna mirabile e sfortunata. O, forse, fortunata da un certo punto di vista. Non a molti esseri umani capita la sorte di far fremere di amore, di comprensione, di gioia e di dolore migliaia di persone; tutte coloro che, sera dopo sera, sedute. in poltrona, divengono testimoni di una particolare essenza umana. Non vorrei apparire esagerata ma Adalgisa/Cristina/Patricia hanno lo stesso merito di chi salva una vita umana. E questo merito va attribuito pure e tutti voi che per queste donne, e per il vostro pubblico   avete lavorato.
E' moro il re, viva il re! No, non è così semplice. Farete certamente altri bellissimi spettacoli: ne sono sicura e ve lo auguro, ma Lola...... lunga vita a Lola. E ora scrivo una follia. A Milano c'è un  Palazzo Reale (proprio di fianco al Duomo) con una grande sala  amorfa (quella delle cariatidi) Già non era bella prima, la guerra ha fatto il resto; e gli architetti si sbizzarriscono in assurde proposte. I danni della guerra, a mio parere, non vanno nascosti, servono da monito a quei milanesi che non hanno vissuto i bombardamenti . Le cariatidi decapitate sono indigeste, ma hanno la loro funzione. E se le velassimo....?Il tessuto che fa da sfondo a Lola potrebbe diventare un grande manto , un sipario che vela i danni che  guerre e  cattiverie umane producono.  Le bombe hanno annientato molte vite, i medici e i loro conniventi hanno annientato Adalgisa.
Ora, però, non mettete la camicia di forza pure a me. Ho premesso che scrivevo una follia.Ritengo di essere lucida di testa, innamorata del teatro, e sempre molto vicina a tutti voi.   Vi abbraccio.   Lia





viernes, 27 de junio de 2014

Arlechina

Ho visto in stazione centrale che ce n¡erano dei rifugiati delle guerre...h visto gente in stazioni , gente di tutti i tipi, tristi, pensierosi, disperati, affrettati...affett<ati.... affettini...

 e cosi io tiro fuori le ali....e ZOT!!!

sorrisi

anche il fatto di essere fotografato, metti all'altro in uno stato di infinite possibilitá...di ri-invenzione di se stessi








jueves, 26 de junio de 2014

fotografa


 CIO CHE VEDO 





FOTO VINCITRICI DI PREMI 




e cosi facio foto e foto... per passare il dato....
Stiamo lavorando per voi...per noi....per me...per il tutto....viva il piacere


"regina della strada"

documentarista ormai....sempre a raccontare, 

fare foto con le parrucche